Quali domande porsi in caso di Forza maggiore in una prestazione contrattuale in Francia

Il contratto contiene una clausola di forza maggiore o la clausola stato esclusa?

Dopo le discussioni generate dalla riforma del diritto delle obbligazioni, la soluzione è ora stabilita: è possibile escludere espressamente dal contratto l’eccezione di forza maggiore che non sia di ordine pubblico. In altre parole, il debitore dell’obbligazione (che vi avrà rinunciato) non potrà farvi affidamento per sottrarsi ai suoi obblighi (a meno che non invochi uno squilibrio significativo). Pertanto, la prima verifica da effettuare è la seguente: la forza maggiore è espressamente esclusa?

Se il contratto contiene una clausola di forza maggiore, è indispensabile verificarne il contenuto, e valutare se è restrittiva, e quali eventi costitutivi di forza maggiore sono elencati.

Le parti contraenti non sono vincolate dalla definizione dell’articolo 1218 del Codice Civile e dalla giurisprudenza. Le parti possono, quindi, determinare in anticipo gli eventi che costituiscono forza maggiore o escluderli. In questo caso, il semplice verificarsi dell’evento in questione costituisce forza maggiore senza che sia necessario indagare se il fatto soddisfi i criteri legali dell’art. 1218 del Codice Civile .

Cosa succede se le parti hanno elencato in modo esaustivo i casi di forza maggiore, senza menzionare la pandemia o il factum principis?
Le parti possono decidere di limitare i casi di forza maggiore (clausola di limitazione della forza maggiore) o di far sostenere ad una sola parte il costo dei casi di forza maggiore (clausola di garanzia).

Il nuovo articolo 1351 del Codice Civile va in questa direzione. Esso prevede che nel caso più grave di impossibilità di adempiere un’obbligazione (e non nel caso di una semplice sospensione), il debitore dell’obbligazione può assumere le conseguenze di un caso di forza maggiore. Infatti, secondo questo nuovo articolo: “L’impossibilità di adempiere all’obbligazione libera il debitore dell’obbligazione quando essa risulta da un caso di forza maggiore ed è definitiva, a meno che egli non abbia accettato di prenderne in carico l’onere o sia stato preavvisato dell’inadempimento. »

Se il contratto non prevede espressamente che una pandemia sia un caso di forza maggiore, è possibile prevederla a posteriori?
È sempre possibile modificare un contratto con l’accordo delle parti. Le parti possono concludere una modifica del contratto che preveda, ad esempio, che l’attuale pandemia sia considerata un caso di forza maggiore. Le parti possono ancora prevedere contrattualmente le conseguenze della pandemia.

Se il contratto prevede un meccanismo speciale di notifica in caso di forza maggiore, è imperativo seguirlo?
È imperativo seguire la procedura prevista dal contratto. In caso contrario, potrebbe trattarsi di un caso di negligenza che potrebbe comportare un danno per il quale la parte inadempiente sarebbe responsabile, almeno per quei danni che avrebbero potuto essere evitati se la notifica fosse stata conforme al contratto. Per non correre questo rischio, il verificarsi di un caso di forza maggiore deve essere notificato al più presto. Si deve inoltre prestare attenzione al contratto, che prevede la decadenza dal beneficio di questa disposizione se l’eccezione di forza maggiore non viene invocata entro il termine concordato: è meglio evitare una discussione sulla sua validità e sulla sua portata.

In assenza di una clausola contrattuale, è possibile invocare la forza maggiore?
Salvo clausola contraria, la forza maggiore è parte integrante di tutti i contratti in applicazione dell’art. 1218 del Codice Civile.

Ciò presuppone che siano soddisfatte tre condizioni: (i) imprevedibilità (l’evento “non poteva ragionevolmente essere previsto al momento della conclusione del contratto”), (ii) “esteriorità” (l’adempimento dell’obbligazione è impedito da “un evento fuori dal controllo del debitore”; più precisamente, si deve assicurare che l’evento sfugga al debitore anche se non è strettamente esterno, come la malattia) e (iii) irresistibilità (“gli effetti non possono essere evitati con misure appropriate”).

La condizione di esternalità non pone difficoltà rispetto a COVID-19. Tuttavia, le condizioni di imprevedibilità e irresistibilità possono essere discusse.

Quali sono quindi gli interrogativi da porsi per stabilire se sia possibile beneficiare dell’effetto esonerante della forza maggiore ai sensi dell’articolo 1218 del Codice Civile?

Quando ho firmato il mio contratto o il mio ordine? »

Se il contratto o l’ordine è stato firmato ben prima dei primi episodi di COVID-19 in Cina, o anche in Europa, allora la pandemia sarà imprevedibile.

Al contrario, se il contratto o l’ordine è stato firmato dopo il discorso del Presidente della Repubblica francese del 16 marzo 2020 che dichiarava il contenimento, manca la prevedibilità della pandemia.

D’altra parte, sarà più difficile decidere se la pandemia fosse prevedibile o meno in Francia in un momento in cui la stampa regionale o nazionale ha menzionato la possibilità di misure di contenimento, in particolare tra il 9 marzo 2020, data a partire dalla quale l’Italia era in fase di contenimento (o anche dal 28 febbraio 2020 – vedi sopra) e il 16 marzo 2020, data in cui la Francia era in fase di contenimento. Se il giudice deve decidere, effettuerà una valutazione caso per caso, a seconda della natura dell’obbligo e del settore di attività interessato.

Così, la Corte d’Appello di Besançon (2a Camera di Commercio, 8 gennaio 2014 – n. 12/02291) ha negato il carattere esonerante della forza maggiore all’epidemia di influenza H1N1 con la motivazione che questa epidemia “è stata ampiamente annunciata e prevista, anche prima dell’attuazione delle norme sanitarie dietro le quali [la società X] cerca di nascondersi”. La natura imprevedibile del cambiamento normativo non era così prevedibile come tutti si sarebbero aspettati. Anche la Corte d’Appello di Basse-Terre (1ª Sezione Civile, 17 dicembre 2018 – n. 17/00739) ha rifiutato il carattere esonerante di forza maggiore all’epidemia di chikungunya che “nonostante le sue caratteristiche (dolori articolari, febbre, mal di testa, stanchezza…), la Corte d’Appello di Basse-Terre non ha potuto escludere la possibilità di forza maggiore”. ) e la sua prevalenza nelle Indie Occidentali e in particolare sull’isola di Saint-Barthélemy nel periodo 2013-2014, non può essere considerata come avente un carattere imprevedibile e soprattutto irresistibile poiché in tutti i casi questa malattia, alleviata dagli antidolorifici, è generalmente superabile (gli intervistati non hanno segnalato alcuna particolare fragilità medica) e l’albergo ha potuto onorare il suo servizio durante questo periodo”.

Adottando determinate misure, posso evitare o limitare gli effetti della forza maggiore? »

È essenziale considerare se l’adempimento dell’obbligazione è ritardato solo per la durata dell’evento o se l’impedimento è permanente. Se l’obbligazione è solo sospesa, il debitore dell’obbligazione deve adempiere al più presto, salvo casi eccezionali in cui il ritardo giustifichi la risoluzione del contratto.

Inoltre, per essere veramente liberato dall’adempimento del suo obbligo, l’impossibilità di adempimento deve essere totale. Questa impossibilità definitiva porta alla risoluzione del contratto. Prima di invocarla, occorre assicurarsi che questo sia effettivamente l’obiettivo perseguito. L’articolo 1218 del Codice Civile ricorda che gli effetti della forza maggiore non possono essere evitati con opportuni provvedimenti. Se, con l’adozione di determinate misure, è possibile dare esecuzione al contratto, l’evento di forza maggiore non sarà mantenuto perché non sarà irresistibile.

Le decisioni di divieto obbligatorie emesse dalle autorità nazionali o regionali che sono vincolanti sotto pena di sanzione, sono quasi sistematicamente considerate come casi di forza maggiore. Questo è un “fait du prince”, perché non è possibile annullare questi divieti.

Infatti, se l’attività impedita rientra in uno di questi divieti o è direttamente e irrimediabilmente colpita da questi divieti, dovrebbe essere possibile beneficiare dell’eccezione di forza maggiore dovuta al “fait du prince”. Dopo la dichiarazione del 16 marzo 2020 del Presidente della Repubblica francese che chiedeva il contenimento, e i decreti e le circolari che proibivano la circolazione o imponevano la chiusura di attività non essenziali, il factum principis poteva essere invocato come fatto esonerante per l’esecuzione dei contratti firmati in precedenza. Sono infatti più queste misure, senza precedenti nel loro campo di applicazione, piuttosto che il COVID-19, a rendere probabilmente impossibile l’esecuzione di alcuni contratti.

È possibile eludere l’obbligo di pagamento a causa di misure di contenimento e di divieto di movimento?
In linea di principio, la risposta è no, perché la forza maggiore non è un’esenzione dall’obbligo di pagamento.

La Corte di Cassazione ha ricordato che “il debitore di un’obbligazione contrattuale di una somma di denaro non eseguita non può essere esonerato da tale obbligazione invocando un caso di forza maggiore” (Cass. Com., 16 settembre 2014, n. 13-20306).

La Corte d’Appello di Parigi ha già rifiutato che l’epidemia di Ebola sia esonerante: “anche solo considerarla come un caso di forza maggiore, [non è] sufficiente a stabilire ipso facto la diminuzione o la mancanza di liquidità invocata dalla società ricorrente” (Pôle 6, camera 12, 17 marzo 2016 – n. 15/04263), o l’inadempimento “degli obblighi della SARL [X], il principale dei quali è il pagamento degli affitti…” (Pôle 6, camera 12, 17 marzo 2016 – n. 15/04263). …], poiché la diffusione del virus Ebola in Africa occidentale e la presenza del jihadismo in Senegal non rendono impossibile l’adempimento degli obblighi del locatario” (Polo 1, Camera 3, 29 marzo 2016 – n. 15/12113).

D’altro canto, tali situazioni finanziarie possono essere oggetto di trattative contrattuali tra le parti e di tentativi di composizione amichevole prima di un contenzioso, o di procedimenti collettivi (e in particolare di mandati di salvaguardia o mandati ad hoc che non implicano la cessazione dei pagamenti per essere attuati).

Le difficoltà di liquidità che potrebbero derivare dall’attuale pandemia potrebbero anche portare all’apertura di un procedimento di questo tipo dinanzi al Tribunale commerciale. Questo è il senso della decisione del Tribunale Commerciale di Parigi, che ha rinviato tutte le udienze, tranne quelle relative alle difficoltà delle società (anche se in modo degradato).

Quando deve essere notificato un caso di forza maggiore al proprio partner commerciale in assenza delle condizioni di notifica previste dal contratto?
Il Codice Civile non prevede alcuna procedura particolare. È quindi necessario agire in buona fede. Ciò implica la notifica del caso di forza maggiore non appena si possa ragionevolmente ritenere che ci si trovi o ci si troverà in una situazione di inadempimento contrattuale dovuto alle circostanze attuali.

Se le tre condizioni di cui sopra non sono soddisfatte, è ancora possibile invocare un caso di forza maggiore?
La risposta è no. La forza maggiore richiede che siano soddisfatte le tre condizioni di imprevedibilità, esteriorità e irresistibilità. La giurisprudenza è rigorosa.

Se, pero’, la clausola del contratto che stabilisce la forza maggiore prevede solo due delle tre condizioni, o prevede altre condizioni più flessibili per valutare i casi di forza maggiore, o elenca alcuni eventi che costituiscono la forza maggiore, la clausola del contratto prevarrà anche se non sono soddisfatte le tre condizioni cumulative del codice civile. Non sarà necessario soddisfare queste tre condizioni.

Quali sono le conseguenze di un caso di forza maggiore?
La forza maggiore è esente da responsabilità. Ciò significa che la parte inadempiente non può essere ritenuta responsabile dell’inesecuzione dell’obbligazione e delle sue conseguenze.

Normalmente le clausole contrattuali prevedono la sospensione dell’esecuzione delle obbligazioni o il loro rinvio ad una data successiva dopo la cessazione della forza maggiore. Inoltre, è spesso previsto che, dopo un certo periodo di tempo, le parti possano scegliere di risolvere il contratto se la forza maggiore persiste.

Lo stesso meccanismo è previsto dall’art. 1218 del Codice Civile, che prevede la sospensione delle obbligazioni in caso di forza maggiore temporanea ma, quando è definitiva, la risoluzione del contratto.

Se non viene invocata la forza maggiore, si può rinegoziare il contratto e far valere l’eccessiva onerosità sopravvenuta?
È sempre possibile rinegoziare le clausole di un contratto se le parti sono d’accordo. In questo caso, è necessario firmare un accordo per modificare i termini del contratto.

Per i contratti stipulati a partire dal 1° ottobre 2016 (che beneficiano delle disposizioni derivanti dalla riforma del diritto delle obbligazioni) la possibilità di invocare un caso di imprevisto ai sensi dell’articolo 1195 del Codice Civile, è possibile purché l’adempimento sia ancora possibile ma sia divenuto eccessivamente oneroso. In pratica, il ricorso all’articolo 1195 del Codice Civile è vincolante in quanto durante le trattative il contratto deve ancora essere eseguito (comma 1 ). Allo stato attuale delle cose, l’opportunità di invocare circostanze imprevedibili deve essere valutata caso per caso, ma può essere comunque opportuno se, dopo la fine del confino, l’esecuzione del contratto che si pensava fosse stato solo sospeso diventasse troppo onerosa a causa, ad esempio, della nuova situazione economica derivante dalla pandemia. Va inoltre tenuto presente che, in caso di fallimento della rinegoziazione tra le parti, il giudice, sequestrato dalle parti, può adattare o rivedere il contratto o addirittura risolverlo.

Si può sospendere l’adempimento del proprio obbligo se è ovvio che l’altra parte non sarà in grado di adempiere al proprio obbligo?
La risposta è affermativa. Il principio dell’eccezione di inadempimento è classico. E’ ora chiaramente espresso nell’articolo 1220 del Codice Civile. Tuttavia, sarà necessario verificare che l’inadempimento della controparte sia “manifesto” e comporti “conseguenze sufficientemente gravi” per la parte che invoca il beneficio dell’eccezione di inadempimento. Naturalmente è richiesta la buona fede.