Quali diritti nel caso di perquisizione fiscale in Francia?

Quando l’amministrazione fiscale francese sospetta che una società abbia posto in essere dei comportamenti fraudolenti per non pagare le imposte dirette o le tasse sul fatturato (imposte societarie, IVA…), può perquisire i locali di tale società al fine di cercare delle prove dell’infrazione. Inizialmente diretta verso le grandi stutture, la perquisizione fiscale coinvolge ormai numerose imprese medio-piccole.

Per i dirigenti, come per i dipendenti, quest’esperienza può essere traumatica. È dunque importante conoscere le regole per fare valere in maniera utile i propri diritti.

Autorizzazione del giudice

I casi di sospetto di condotte fraudolente che permettono all’amministrazione di eseguire una perquisizione fiscale sono limitati dalla legge.

Può trattarsi di acquisti o di vendite senza fatture o dell’utilizzo di fatture che non si riferiscono ad operazioni reali. La realizzazione di una perquisizione è subordinata ad un’autorizzazione del giudice (juge des libertés et de la détention), pronunciata con un’ordinanza, che fissa il quadro delle operazioni.

Deve essere indicato, ad esempio, l’indirizzo dei luoghi da perquisire. Se, nel corso della perquisizione, l’amministrazione scopre altri luoghi suscettibili di contenere le prove ricercate, essa deve richiedere un’autorizzazione complementare del giudice. L’ordinanza deve, inoltre, indicare la facoltà per la società di fare ricorso ad un avvocato di propria scelta.

Bisogna tuttavia sottolineare che il fatto di avvisare il proprio avvocato non sospende le operazioni di perquisizione sino al suo arrivo.

Luoghi della perquisizione e degli interrogatori

Una perquisizione fiscale può svolgersi in tutti i luoghi, anche in quelli privati, qualora i documenti che riguardano la frode ricercata potrebbero esservi presenti. Gli agenti del fisco possono quindi recarsi sia alla sede sociale di una società sia al domicilio del dirigente. Il consenso di quest’ultimo non è necessario. Non è raro che delle perquisizioni si svolgano simultaneamente in più luoghi. In pratica, la perquisizione non può iniziare ne’ prima delle 6 del mattino ne’ dopo le 21 di sera. La perquisizione è effettuata dagli agenti del fisco, alla presenza di un ufficiale di polizia giudiziaria (officer de police judiciaire – OPJ) e del rappresentante della società – il dirigente, il più delle volte – o, in caso di mancanza, di due testimoni indipendenti richiesti dall’ufficiale di polizia giudiziaria.

Su autorizzazione del giudice, gli agenti del fisco possono procedere, sul posto, ad interrogare il dirigente, a condizione che quest’ultimo dia il suo accordo. Può rifiutarsi di rispondere. L’interrogatorio deve riguardare le condotte fraudolente presunte e non i documenti sequestrati. Gli agenti non sono autorizzati a raccogliere informazioni da altre persone presenti nei luoghi della perquisizione, come, per esempio, i dipendenti.

Documenti sequestrati

Possono essere sequestrati solo i documenti che possono apportare la prova dei comportamenti fraudolenti presunti. Tutti i supporti informatici possono tuttavia essere sequestrati, anche gli hard disk. Gli agenti possono fare una copia dei dati informatici presenti su un server distante (cloud, ad esempio).

I documenti oggetto della perquisizione devono essere restituiti entro sei mesi dalla fine della perquisizione. In caso di non rispetto di tale termine, le informazioni raccolte non possono essere usate contro la società.

Se le informazioni non sono liberamente accessibili (criptate, password…) e se il dirigente rifiuta di darne l’accesso, gli agenti del fisco possono copiare questo supporto. Essi hanno a disposizione 15 giorni, prorogabili su autorizzazione del giudice, per decriptare queste informazioni, sbloccando il codice d’accesso per esempio. In questo caso, può essere valutata d’ufficio la base imponibile della società e può essere irrogata un’ammenda nei suoi confronti.

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